Trudy L. Bush, PhD, MHS, Maura Whiteman, and Jodi A. Flaws, PhD Obstetric and Gynaecology vol. 98, n° 3, September 2001-10-27 L'associazione tra impiego di estrogeni in menopausa e il rischio di tumore mammario, rimane a tutt'oggi una questione ancora molto controversa, nonostante che ci siano state più di 50 pubblicazioni epidemiologiche e almeno sei meta-analisi negli ultimi 25 anni su questo argomento. Attualmente prevale
l'opinione che l'uso di estrogeni in menopausa sia associato ad un modesto
aumento di rischio di tumore mammario, e la HRT comporterebbe un rischio
maggiore rispetto all'ERT (Colditz et al 1995). Un altro modo appropriato di definire la associazione causale tra terapia ormonale e cancro mammario è la valutazione qualitativa dell'intero gruppo di evidenze epidemiologiche osservazionali. Uno dei criteri per stimare una relazione causale è trovare una forte associazione e una biologica plausibilità. In questa review è stata esaminata la distribuzione del rischio calcolato dagli studi su questo tema, focalizzando l'attenzione soprattutto sul pattern dei risultati, la loro consistenza e la forza dell'associazione. Più specificamente
l'attenzione è stata posta sulle seguenti domande: I risultati emersi
dalla identificazione di 45 studi che saggiano l'incidenza del tumore
mammario nelle utilizzatrici di ERT, di 20 che esaminano quella nelle
utilizzatrici di HRT mostrano una scarsa consistenza e solo un modesto
incremento o decremento del rischio nelle utilizzatrici o non utilizzatrici
di terapia ormonale.
L'analisi della letteratura, visto l'inconsistenza dei dati, non supporta l'aumentato rischio per tumore mammario legato all'impiego della terapia ormonale. Soprattutto in virtù del fatto che l'osservazione dura da più di 25 anni, gli autori ritengono che ulteriori studi osservazionali non possono contribuire a modificare queste conclusioni. È possibile che studi clinici randomizzati potrebbero chiarire i legami tra uso di HRT o ERT e cancro mammario. Attualmente si attendono i risultati di un ampio studio randomizzato quale Women's Health Iniziative. L'ipotesi della relazione tra tumore mammario e terapia ormonale è biologicamente plausibile; infatti alcuni fattori di rischio (età del menarca, nulliparietà, età tardiva di gravidanza etc.) e soprattutto l'evidenza dell'ooforectomia, come fattore di protezione per il tumore mammario, possono essere in relazione agli estrogeni. Bisogna però considerare il fatto che con l'asportazione delle gonadi si rimuove non solo la produzione di estrogeni, ma anche di DHEA, progesterone, inibina etc. Anche il tamoxifene
utilizzato per la prevenzione della recidiva del tumore mammario potrebbe
agire non tanto da antiestrogeno bloccandone i recettori, in quanto adesso
sappiamo che il tamoxifene si lega ai recettori configurandoli in modo
simile, non uguale, agli estrogeni. Per cui l'azione del SERMs potrebbe
essere parzialmente quella di un estrogeno agendo su alcuni geni come
tale e su altri in modo diverso dagli estrogeni. Queste conclusioni potrebbero differire da quelle di altri investigatori, per il fatto che i dati provengono da studi su popolazione e non riferiti a sottogruppi selezionati, che potrebbero risultare più a rischio per tumore mammario. Infatti, i dati statisticamente significativi ottenuti per un sottogruppo devono essere sempre stimati con cautela perché possono inquinare il risultato della valutazione del rischio sull'intera popolazione. Lo studio ha trovato invece dati consistenti circa il miglioramento della sopravvivenza e riduzione di mortalità per tumore mammario legato all'impiego della terapia ormonale. Questo potrebbe essere riferito anche al fatto che chi fa terapia si sottopone più assiduamente allo screening e/o il tumore mammario occorso sotto trattamento potrebbe essere biologicamente a prognosi migliore.
I risultati di questa
review possono presentare delle limitazioni. Nonostante l'attenzione,
è possibile che tutti gli studi presenti sull'argomento non siano
stati esaminati. |