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Menopausa e Terapie Ormonali Sostitutive
Pur non essendo una
malattia, la menopausa si può accompagnare a problemi che sono
motivo di frequente ricorso ai medici generali da parte delle donne.
Tra i compiti peculiari
dei medici generali ci sono l'informazione (talvolta la controinformazione
rispetto ai messaggi che giungono alle pazienti attraverso i mass-media)
e l'educazione sanitaria. Accanto ad essi, sono parte integrante della
professionalità dei medici generali e dei ginecologi la rilevazione
dei segni o sintomi da carenza ormonale, la valutazione clinico-strumentale
complessiva della paziente e la discussione con la stessa circa le strade
più utili e percorribili per rispondere ai suoi disagi e alle sue
preoccupazioni.
La collaborazione / integrazione delle due figure professionali è
utile per un miglior servizio alle pazienti.
Sintomi tipici del
climaterio e della menopausa sono i problemi vasomotori (vampate di calore
e sudorazioni notturne) e le complicanze legate alla distrofia urogenitale.
Sintomi atipici, ma frequentemente presenti in questo periodo sono le
artralgie, l'irritabilità, i disturbi del sonno e le oscillazioni
dell'umore. Frequenza, severità, insorgenza e durata dei sintomi
variano considerevolmente fra i diversi individui e i differenti gruppi
etnici, protraendosi a volte anche a lungo nel periodo postmenopausale.
Sia i sintomi tipici che quelli atipici possono interferire con la qualità
di vita.
La Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS) è efficace nelle donne che
hanno sintomi tipici, nelle quali può migliorare significativamente
la qualità di vita. I sintomi urogenitali possono essere alleviati
da una terapia sistemica e/o per via vaginale.
Negli scorsi anni
numerosi studi osservazionali avevano suggerito che la TOS potesse essere
accompagnata da un maggior beneficio in termini di salute per le donne,
riducendo il rischio per malattia coronaria, per fratture da osteoporosi
e per le neoplasie del colon, attribuendo quindi alla TOS un possibile
ruolo di tipo preventivo oltre che quello di terapia per i sintomi del
climaterio.
Per altro le più recenti analisi dei dati degli stessi studi avevano
sottolineato come cambiamenti significativi delle abitudini di vita permettessero
una riduzione del rischio almeno altrettanto significativa di quella della
TOS.
Diversi studi avevano inoltre suggerito un aumento del rischio per il
cancro della mammella e un possibile aumento del rischio per ictus nelle
donne in TOS.
Trattandosi di studi osservazionali furono anche avanzati dubbi di tipo
metodologico circa il fatto che i dati positivi fossero tali in quanto
riferiti ad una popolazione già di per sé più sana,
più intensivamente controllata e più attenta alla propria
salute. Tuttavia alla metà degli anni novanta persino le associazioni
dei cardiologi americani suggerivano ufficialmente l'uso della TOS come
misura idonea per la prevenzione della cardiopatia ischemica nelle donne.
Negli ultimi anni
sono stati realizzati studi con metodologie più rigorose (trials
clinici controllati) per verificare la reale esattezza delle indicazioni
degli studi osservazionali. Tra questi i più importanti sono lo
studio HERS 1 e 2 e lo studio WHI, relativi a donne d'età tra i
50 e i 79 anni, i risultati dei quali vengono riportati nella tabella
allegata (Allegato 1) e sono così riassumibili:
- Non si sono evidenziate
differenze significative della mortalità totale nelle donne trattate
con TOS rispetto agli altri gruppi di donne.
- Il rischio di malattia
ischemica cardiaca non solo non viene diminuito dalla TOS, ma anzi viene
aumentato in particolare nel primo periodo di trattamento. Non vi sono
quindi più ragioni per intraprendere una TOS a lunga scadenza
con finalità di prevenzione cardiovascolare primaria o secondaria
nelle donne tra i 50 e i 70 anni in buona salute anche se con fattori
di rischio
- Il rischio per
tromboembolismo venoso è significativamente aumentato, anche
questo soprattutto nel primo periodo di terapia
- Il rischio per
ictus è aumentato in modo significativo
- Il rischio per
carcinoma della mammella è aumentato; tale aumento è in
funzione della durata della terapia e si riduce dopo alcuni anni dalla
sua sospensione; può essere più elevato con una terapia
di associazione estroprogestinica (in particolare con progestinici di
derivazione androgenica) di quanto lo sia con una terapia di soli estrogeni
orali
- Il rischio di malattia
litiasica biliare è significativamente aumentato
- Il rischio di carcinoma
del colon è diminuito e resta più basso per tutto il periodo
del trattamento
- Il numero delle
fratture da osteoporosi è diminuito per tutta la durata del trattamento.
I risultati dei trials
suddetti sono stati di recente rianalizzati, con una stima delle modificazioni
determinate dalla TOS sull'incidenza di patologie nelle differenti fasce
d'età. (Allegato 2).
Allo stato attuale
delle conoscenze, le situazioni nelle quali sembra proponibile l'utilizzo
di una TOS sono le seguenti:
- pazienti in menopausa
precoce
- trattamento delle
pazienti in menopausa tempestiva nelle quali i sintomi del climaterio
creino un disagio significativo
- trattamento delle
pazienti con elevato rischio di frattura già nella fase iniziale
della menopausa. In questo caso andranno valutati l'efficacia, il costo
e la tollerabilità dei vari trattamenti possibili, anche in relazione
alla presenza o meno dei sintomi tipici del climaterio e alla necessariamente
lunga durata delle terapie per questa indicazione.
In ogni caso la TOS
deve essere condotta utilizzando la dose minima efficace, impiegando sempre
un progestinico per almeno 12-14 giorni se la donna ha ancora l'utero
e, quando sia il momento opportuno, riducendo gradualmente i dosaggi.
L'insieme dei dati
riguardanti la TOS in menopausa impone una individualizzazione dell'approccio
ad ogni singola donna con scelte personalizzate e condivise con la paziente.
Di essa, oltre agli eventuali fattori di rischio per patologie degenerative,
andranno considerate le attese, le caratteristiche di vita e di cultura
e la capacità/disponibilità nei confronti della esecuzione
di terapie e dei controlli legati ad esse. Qualora si prenda in considerazione
l'inizio di una TOS sono da considerare le controindicazioni ad essa,
la presenza o meno dell'utero e la presenza di fattori di rischio per
neoplasia della mammelle.
Circa la TOS e la
menopausa vi sono ancora molti interrogativi e zone d'ombra che dovranno
essere illuminati attraverso studi appositi. Ne indichiamo alcuni:
- Non vi è
accordo su quale sia la durata più opportuna della TOS che viene
effettuata per ridurre i sintomi tipici. E' importante che il medico
periodicamente rivaluti la situazione della paziente e ne ridiscuta
con lei. In particolare sono equivoche espressioni come " terapia
a breve o a lungo termine" (ampiamente utilizzate in letteratura
e riferite a periodi inferiori o superiori ai 3-5 anni) perché
attualmente non è possibile definire con esattezza in quale momento
i rischi divengano superiori ai benefici per quella singola paziente
- Allo stato attuale
non è dimostrato che vie di somministrazione alternative offrano
dei vantaggi rispetto a quella orale.
- Va considerato
l'uso di basse dosi di TOS. Alcuni studi hanno dimostrato una efficacia
pari alle dosi standard per quanto riguarda i sintomi e la conservazione
della massa ossea (quando vi sia un buon apporto di Calcio).
- I dati provenienti
dagli studi HERS e WHI non sono pienamente applicabili ad altre molecole
di estrogeni e di progestinici, né ad altri dosaggi e schemi
terapeutici, rispetto a quelli usati negli studi stessi. È possibile,
ma non é dimostrato, che gli stessi rischi si associno a differenti
molecole o schemi terapeutici o dosaggi. E' auspicabile che vengano
effettuati studi rigorosi che illuminino anche questi aspetti.
È da sottolineare
che le vicende collegate all'utilizzo della TOS costituiscono già
di per sè un insegnamento e permettono di ribadire un concetto
più generale circa l'evoluzione delle conoscenze in campo medico
e cioè che i dati provenienti da studi osservazionali non vanno
considerati definitivi fintanto che siano completamente confermati da
analoghi risultati provenienti da studi clinici controllati.
Da ultimo ricordiamo
che in Italia la scheda tecnica di questi farmaci riporta come indicazione
la terapia dei sintomi e l'osteoporosi: il solo rispetto delle indicazioni
sarebbe sufficiente ad evitare errori terapeutici.
Società
Italiana di Ginecologia della Terza Età
Carlo Campagnoli
|
Società
Italiana di Medicina Generale
Raffaella Michieli, Giorgio Tresoldi, Alessandro Filippi |
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ALLEGATO
1*
Breve descrizione
dell'HERS e del WHI
HERS era uno studio randomizzato , in doppio cieco, contro placebo con
somministrazione continuata e combinata di estrogeni +progestinico (CCEPT)
in donne in postmenopausa (N = 2.763) con malattia coronaria documentata
(CHD). L'età media era di 67 anni (range 55-79). Lo studio iniziale
è terminato dopo una media di 4,1 anni . Poiché una post-analisi
suggeriva un possibile aumento degli eventi coronarici durante il primo
anno si utilizzo, ma un rischio ridotto dopo 3- 5 anni, lo studio è
stato esteso chiedendo alle partecipanti se volevano rimanere in trattamento
(E+P o nessun ormone) dopo essersi consultate con il loro medico . Tra
tutte, il 93% delle partecipanti iniziali (N = 2.321) hanno continuato
il trattamento per altri 2,7 anni (media totale, 6,8 anni). La proporzione
delle donne aderenti alla TOS è diminuita dall'81% iniziale al
45% in 6 anni; invece nel gruppo placebo, l'uso della TOS è cresciuto
dallo 0% all'8% in 6 anni.
WHI è uno studio
multicentrico sponsorizzata dal NIH, iniziato nel 1993, che consiste di
tre trials collegati e di uno studio osservazionale in donne in postmenopausa,
apparentemente sane, di età tra 50 e 79 anni (media 63,2). All'ingresso
nello studio, il 7,7% era affetto da malattia cardiovascolare. Un braccio
dello studio, randomizzato, in doppio cieco, contro placebo, somministrava
estrogeni + progestinico in terapia continuata e combinata (CCEPT) in
donne con utero (n = 16.608) , un altro braccio trattava donne isterectomizzate
solo con estrogeni (n = 10.739).
Tra le 8.506 randomizzate in CCEPT, il 33,4% erano tra 50 e 59, il 45,3%
erano tra 60 e 69, e il 21,3% erano tra 70 e 79. Il braccio in CCEPT è
terminato nel Luglio 2002 dopo una media di 5,2 anni di follow-up poiché
i rischi complessivi superavano i benefici. Il braccio in trattamento
solo con Estrogeni continua, così come altri studi che stanno valutando
la memoria, la demenza
.
Entrambi i trials
hanno utilizzato estrogeno orale più progestinico (0,625 mg/giorno
di estrogeni coniugati equini più 2,5 mg/giorno di medrossiprogesterone
acetato). La maggioranza delle partecipanti sono state randomizzate come
minimo 10 anni dopo la menopausa.
Nessuno dei trials ha valutato donne in perimenopausa o in menopausa anticipata
(40-50 anni) o menopausa precoce (<40 anni).
Risultati clinici importanti dall'HERS e WHI
La somministrazione continuata e combinata di estrogeno + progestinico
(CCEPT) ha dimostrato risultati clinici importanti.
(RR = rischio relativo; CI = intervallo di confidenza del 95%; AR = rischio
assoluto riguardante l'insieme della casistica; dato che l'incidenza
di tutte le patologie aumenta notevolmente con l'età, l'aumento
o la diminuzione del rischio assoluto è da considerarsi inferiore
nelle donne d'età più giovane); si veda Allegato
2) i dati definiti "HERS" si riferiscono ai risultati di
entrambi gli studi HERS 1 ed HERS 2)
Effetti sul rischio di malattia coronarica
| WHI |
Rischio significativamente
aumentato
RR 1.29 (CI 1.02-1.63); 29% rischio aumentato
AR 0.37% vs 0.30% (37 vs 30 eventi all'anno per 10.000 donne)
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| HERS |
Non significava
diminuzione del rischio
RR 0.99 (CI 0.84-1.17); 1% rischio diminuito
AR 3.66% vs 3.68% (366 vs 368 eventi all'anno per 10.000 donne)
|
Effetti sul rischio di ictus
| WHI |
Rischio significativamente
aumentato
RR 1.41 (CI 1.07-1.85); 41% rischio aumentato
AR 0.29% vs 0.21% (29 vs 21 eventi per anno per 10.000 donne)
|
| HERS |
Aumento del
rischio non significativo
RR 1.09 (CI 0.88-1.35); 9% rischio aumentato
AR 2.12% vs 1.95% (212 vs 195 eventi per anno per 10.000 donne)
|
Effetti sul rischio di tromboembolia venosa
| WHI |
Rischio significativamente
aumentato
RR 2.11 (CI 1.58-2.82); 111% rischio aumentato
AR 0.34% vs 0.16% (34 vs 16 eventi per anno per 10.000 donne)
|
| HERS |
Rischio significativamente
aumentato
RR 2.08 (CI 1.28-3.40); 108% rischio aumentato
AR 0.59% vs 0.28% (59 vs 28 eventi per anno per 10.000 donne)
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Effetti sul rischio di cancro al seno
| WHI |
WHI Aumento
del rischio non significativo
RR 1.26 (CI 1.00-1.59); 26% rischio aumentato
AR 0.38% vs 0.30% (38 vs 30 eventi per anno per 10.000 donne)
|
| HERS |
Aumento del
rischio non significativo
RR 1.27 (CI 0.84-1.94); 27% rischio aumentato
AR 0.59% vs 0.47% (59 vs 47 eventi per anno per 10.000 donne)
|
Effetti sull'incidenza di chirurgia del tratto biliare
| HERS |
Rischio significativamente
aumentato
RR 1.48 (CI 1.12-1.95); 48% rischio aumentato
AR 1.91% vs 1.29% (191 vs 129 eventi per anno per 10.000 donne)
|
Effetti sul rischio di cancro del colon
| WHI |
Rischio significativamente
diminuito
RR 0.63 (CI 0.43-0.92); 37% rischio diminuito
AR 0.10% vs 0.16% (10 vs 16 eventi per anno per 10.000 donne)
|
| HERS |
Non significativa
diminuzione del rischio
RR 0.81 (CI 0.46-1.45); 19% rischio diminuito
AR 0.25% vs 0.31% (25 vs 31 eventi per anno per 10.000 donne)
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Effetti sul rischio di fratture osteoporotiche
| WHI |
Femore |
Rischio significativamente
diminuito
RR 0.66 (CI 0.45-0.98); 34% rischio diminuito
AR 0.10% vs 0.15% (10 vs 15 eventi per anno per 10.000 donne)
|
| |
Vertebrali |
Rischio significativamente
diminuito
RR 0.66 (CI 0.44-0.98); 34% rischio diminuito
AR 0.09% vs 0.15% (9 vs 15 eventi per anno per 10.000 donne)
|
| |
Totali |
Rischio significativamente
diminuito
RR 0.76 (CI 0.69-0.85); 24% rischio diminuito
AR 1.47% vs 1.91% (147 vs 191 eventi per anno per 10.000 donne)
|
| HERS |
Femore |
Aumento del
rischio non significativo
RR 1.61 (CI 0.98-2.66); 61% rischio aumentato
AR 0.48% vs 0.30% (48 vs 30 eventi per anno per 10.000 donne)
|
| |
Vertebrali
|
Diminuzione
del rischio non significativa
RR 0.87 (CI 0.52-1.48); 13% rischio diminuito
AR 0.31% vs 0.35% (31 vs 35 eventi per anno per 10.000 donne)
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| |
Totali |
Aumento del
rischio non significativo
RR 1.04 (CI 0.87-1.25); 4% rischio aumentato
AR 2.97% vs 2.84% (297 vs 284 eventi per anno per 10.000 donne)
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* Derivato dal documento NAMS del 6 ottobre 2002
ALLEGATO 2
Stima delle modificazioni
dell'incidenza di alcune patologie in 1000 donne in postmenopausa utilizzatrici
di TOS per un periodo di 5 anni (basata sui risultati degli studi randomizzati)
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Fascia
d'età
|
Fascia
d'età
|
| |
50
- 59
|
60
- 69
|
| Numero
di casi in più (su 1000 utilizzatrici di TOS, per un periodo
di 5 anni) |
| Cancro
del seno |
3,2
|
4,0
|
| Ictus |
1,2
|
4,0
|
| Embolia
polmonare |
1,6
|
4,0
|
| Numero
di casi in meno (su 1000 utilizzatrici di TOS, per un periodo di 5
anni) |
| Cancro
del colon |
1,2
|
3,0
|
| Frattura
del femore |
0,5
|
2,5
|
(da Beral et Al., Evidence from randomised trials on the long-term effects
of hormone replacement therapy, Lancet vol. 360, 21 settembre 2002, P.
942-944)

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