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Effects of Estrogen Replacement on the Progression of Coronary-Artery Atherosclerosis


Per comprendere meglio il ruolo degli estrogeni nel trattamento e prevenzione della malattia cardiaca sono necessarie maggiori informazioni circa gli effetti sull'arteriosclerosi coronarica di questi ormoni e se tale azione può essere modificata dalla concomitante assunzione di progestinici. A tal fine in questo studio sono state arruolate 309 pazienti con malattia coronarica dimostrata con un'angiografia di base e randomizzate in tre gruppi, che ricevono rispettivamente: ECE 0,625mg/die, ECE 0,625mg/die più 2,5mg/die MAP o infine placebo. Le donne sono state seguite per 3,2 +/- 0,6 anni e alla fine dello studio è stata effettuata un'angiografia di controllo.

L'angiogramma di base e di controllo sono state analizzati con metodi quantitativi. Gli estrogeni da soli o in associazione riducono significativamente il livello di LDL colesterolo circolante ed aumentano quello dell'HDL, mentre innalzano in modo non significativo rispetto al placebo i trigliceridi; però non si osserva nessun effetto sul rallentamento della malattia coronaria da parte dei due trattamenti attivi nei confronti del placebo. Il diametro minimo coronarico medio è 1.87+/-0,02mm, 1,84+/-0,02mm, 1,87+/-0,02mm nelle donne che assumono rispettivamente ECE da soli, ECE più progestinico o placebo. La differenza tra i valori riportati per i due trattamenti attivi e quelli del placebo non è significativa. L'analisi angiografica condotta per diversi sottogruppi, che si differenziano per alcune variabili, come la gravità della malattia, ha prodotto gli stessi risultati. Il numero di eventi clinici risulta essere uguale nei tre gruppi di trattamento.

Gli Autori dello studio concludono che né gli estrogeni da soli, né in associazione al progestinico sono capaci di rallentare il processo arteriosclerotico nella malattia stabile, per cui le pazienti con malattia coronarica non dovrebbero utilizzare estrogeni con un'aspettativa di beneficio cardiovascolare in attesa che da altri studi emergano dei risultati contrastanti.

Herrington D.M. et al. N Eng J Med 24 agosto 2000; 343(8):522-29.