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8° Congresso Nazionale della Società Italiana della Menopausa
(Pisa - 14/17 Giugno 2001)
Da pochi giorni a Pisa
si è concluso 8° Congresso Nazionale della Società Italiana
della Menopausa (14-17 Giugno 2001), durante il quale si sono confrontati
i vari specialisti ginecologi sulle problematiche emergenti in questo
ambito, problematiche che conducono alla necessità di una sempre
maggiore interazione multidisciplinare al fine di ottimizzare il trattamento
della donna in postmenopausa. L'orientamento del soggetto verso una strategia
di terapia più adeguata deve essere effettuato in un'ottica di
prevenzione del danno, di diagnosi precoce della patologia, allungamento
e miglioramento della qualità di vita e quindi anche per la scelta
del trattamento sostitutivo si pone la valutazione del rischio-beneficio
del singolo individuo. Infatti dalle varie relazioni presentate emerge
l'importanza"della modulazione" della terapia in relazione ai
fattori di rischio presentati, alle caratteristiche cliniche e alle aspettative
di vita della paziente.
L'individuazione già in età fertile, dei fattori di rischio
per l'osteoporosi e, in età avanzata, dei fattori di rischio di
frattura nonché l'uso e l'interpretazione appropriata della densitometria
ossea risulta di particolare importanza nella prevenzione primaria e secondaria
di tale patologia.
È stato ampiamente discusso il ruolo che l'ultrasonografia ossea,
sul sito di falange, potrebbe impiegare come test di routine, nella pratica
clinica, per la diagnosi di perdita di massa ossea anche per la sua economicità,
facilità d'uso, assenza di esposizione a radiazioni ionizzanti.
Comunque, a tutt'oggi rimane la necessità di studi randomizzati
che ne supportino la validità e ne definiscano lo score.
Allo stato attuale delle conoscenze legate alla somministrazione di soia
o fitoestrogeni di soia si può concludere che gli studi disponibili,
seppur numerosi, soffrono ancora di molte limitazioni che dovranno essere
superate dalle ricerche future. Queste dovranno essere orientate a dimostrare
i supposti benefici dell'integrazione alimentare con soia nei confronti
dell'osteoporosi, della sindrome climaterica e della prevenzione del carcinoma
mammario ed individuazione dell'esatto ruolo degli isoflavoni presenti
nella soia, dimostrando l'efficacia e la sicurezza della loro somministrazione
come composti isolati, attraverso studi controllati, prospettici a lungo
termine.
Sebbene si rendano necessari ulteriori e più dettagliati studi
sui benefici della terapia ipolipedimizzante in prevenzione primaria e
secondaria della malattia cardiovascolare nel sesso femminile, emerge
che il ginecologo dovrà sempre più appropriarsi dell'utilizzo
delle statine, in particolare quelle di nuova generazione come l'atorvastatina.
Queste sembrano essere superiori alle statine di I e II generazione nel
ridurre i livelli di colesterolo totale e LDL e avere maggior efficacia
nell'abbassare i tassi di trigliceridi. Il consesus nordamericano dell'AHA/ACC
ha indicato le statine come i farmaci di prima scelta nel trattamento
della donna in postmenopausa ipercolesterolemica.
Particolarmente interessante appare essere l'effetto di sommatoria nella
riduzione del rischio cardiovascolare dato dall'utilizzo di queste in
associazione alla terapia ormonale sostitutiva per via orale. La HRT determina
una riduzione dei livelli di colesterolo minore rispetto alle statine
ma ha un miglior effetto totale sull'assetto lipidico. A tutt'oggi tutti
i dati sull'effetto protettivo cardiovascolare si riferiscono alla terapia
ormonale per via orale. La terapia transdermica, largamente impiegata
in Europa, non ha attualmente tra le proprie indicazioni quella di prevenzione
della malattia cardiovascolare in quanto non garantisce un'efficace e
costante azione sugli end-point surrogati di efficacia cardiovascolare
quali l'ipercolesterolemia.
È ormai evidente come gli ormoni sessuali siano coinvolti nella
modulazione del sistema immunitario, potendo quindi giocare un ruolo chiave
nella patogenesi ma anche nella terapia di alcune malattie autoimmunitarie.
Sono ancora poco chiare le conseguenze dovute all'impiego di HRT in alcuni
tipi di connettiviti come il LES o l'artrite reumatoide. Potrebbero influenzare
la variabilità della risposta clinica, la scelta della dose di
estrogeno e del tipo di progestinico più adeguato e potrebbe essere
da non trascurare l'impiego di un progestinico a valenza androgenica per
un'azione immunosoppressiva. Detti androgeni potrebbero avere delle prospettive
terapeutiche per tali patologie nell'ambito di studi clinici controllati
su soggetti selezionati che non presentino controindicazioni.
In ultimo è stata affrontata l'importanza della valutazione dei
fattori di rischio per la patologia endometriale al fine della scelta
del progestinico. La presenza di una pregressa iperplasia endometriale
o di fattori premenopausali di rischio endometriale rappresenta la spia
di una aumentata suscettibilità uterina alla stimolazione estrogenica,
questo ci deve portare ad una sorveglianza endometriale non solo basale
della donna che fa HRT ma anche ad utilizzare una terapia estroprogestinica
personalizzata che in alcuni casi ci porterà ad impiegare un progestinico
a più alto impatto sull'endometrio.

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