Ultimissime


FLASH DA CONGRESSO

Si è tenuto a Milano dal 3-6 ottobre 2001 il 1° Congresso Nazionale Società Italiana dell'osteoporosi, metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro.
Riportiamo qui di seguito alcune delle problematiche più attuali, prospettive di diagnosi e trattamento che sono emerse dalle interessantissime sezioni del congresso.
Si è ribadito il concetto che le fratture sono eventi patologici sottostimati, manca la sensibilizzazione all'impiego di terapie farmacologiche per la cura e prevenzione dell'osteoporosi (recupero del significato della clinica e del radiogramma).

L'osteoporosi è una patologia dell'osteoblasta, che risulta difficile da "svegliare" farmacologicamente, in quanto si rischia di agire su altre zone dell'organismo con conseguenze non note.

Cambia il punto di riferimento dell'efficacia di un trattamento per la malattia osteoporotica: non la variazione del BMD ma il rischio di frattura.

Infatti da recenti studi presenti in letteratura sta sempre più emergendo che l'incremento del BMD indotto dal trattamento probabilmente non testimonia la reale efficacia del farmaco. Altri determinanti del rischio di frattura come: Precedenti fratture
Valore del BMD di base
Variazioni del turn-over osseo
potrebbero avere maggiore valenza sul rischio di frattura. Inoltre viene sottolineata l'importanza di altri fattori extrascheletrici, esempio la caduta, nella determinazione del rischio di frattura non vertebrale.

Questo potrebbe in parte spiegare come alcuni trattamenti, come il raloxifene, non hanno dato i risultati attesi sulla riduzione del rischio di frattura femorale. Inoltre aumentando l'incidenza della frattura femorale in modo esponenziale con l'età, l'età dei soggetti dello studio MORE può spiegare perché non vi sia stata una riduzione significativa del rischio di frattura femorale.

Il raloxifene blocca l'osteoclasta nella funzione e ne riduce il numero, ma sembra stimolare anche la funzione dell'osteoblasta.

Può il dosaggio delle HDL essere uno test di screening per l'osteoporosi?
La domanda nasce dall'osservazione che le pazienti con profilo lipidico alterato hanno un BMD elevato.
Le statine potrebbero avere un effetto migliorativo sull'osso solo perché i soggetti che ne fanno uso hanno un BMD migliore.
Studio tra correlazione inversa tra BMD e HDL su pazienti osteoporotiche (D'Amelio et al. Menopause in press).
Tra le critiche mosse allo studio, quanto vengono ad incidere la dieta e l'attività fisica su le concentrazioni di HDL.

Mancano studi prospettici con estrogeni sul rischio di frattura, abbiamo solo dati retrospettivi.

Con gli estrogeni si potrebbero avere effetti positivi sull'artrosi.

Nell'ottica di un miglioramento dell'efficacia e della compliance dell'alendronato, è sorto il quesito di quale sia l'intervallo minimo di somministrazione per cui il farmaco mantiene la stessa efficacia? Vi sono attualmente in sperimentazione somministrazioni settimanali che potrebbero essere più attive sull'osteoblasta, in relazione al meccanismo di azione di questa molecola, e contemporaneamente ridurre gli effetti collaterali gastro-esofagei.