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Tamoxifene
a basse dosi in donne in postmenopausa in terapia ormonale sostitutiva
Proposta
di collaborazione
Esistono ormai molte evidenze che l’uso della terapia ormonale sostitutiva
in postmenopausa migliori la qualità di vita e riduca la mortalità
delle donne che ne fanno uso.
Infatti l’HRT
è altamente efficace nel trattamento della tipica sintomatologia
climaterica, con riduzione delle vampate e delle sudorazioni notturne,
miglioramento della qualità del sonno ed attenuazione del senso
di affaticamento, dell’irritabilità e della depressione postmenopausali,
indubbio è poi il ruolo nella risoluzione delle modificazioni della
cute e dell’atrofia urogenitale.
In letteratura
è inoltre ampiamente dimostrato il ruolo positivo degli estrogeni
sull’osteoporosi, sulle malattie cardiovascolari ed i disturbi genitourinari.
Più recentemente sono emersi dati positivi sulla malattia di Alzheimer
e sul cancro del colon-retto.
Sebbene i benefici
dell’HRT vengano oggi apprezzati da un sempre maggior numero di donne
il principale ostacolo alla sua diffusione resta la paura del cancro alla
mammella, la cui incidenza sembra aumentare con l’uso prolungato di estrogeni.
Il
tamoxifene è un modulatore selettivo del recettore per gli estrogeni
di prima generazione. L’inibizione della carcinogenesi della ghiandola
mammaria da parte del tamoxifene e del tamoxifene citrato è stata
dimostrata su modelli animali ed è il meccanismo per cui tale composto
è oggi utilizzato nel trattamento del carcinoma avanzato della
mammella e nella prevenzione della recidiva in donne operate per cancro
al seno.
Vista la sua
efficacia, il tamoxifene è stato utilizzato in vari studi di chemioprevenzione
del tumore alla mammella in donne ad alto rischio per lo stesso ( Royal
Marsden Tamoxifen Chemoprevention Trial , Italian Chemoprevention Study,
National Surgical Adjuvant Breast and Bowel Project P-1). I risultati
positivi di questi studi, in particolare del NSABP-P1 hanno determinato
l’approvazione del tamoxifene da parte della Food and Drug Administration
per la riduzione del rischio di tumore alla mammella in donne ad alto
rischio calcolato con il modello di Gail.
L’analisi preliminare
dello studio italiano sul Tamoxifene (Veronesi e et al. 1998) ha valutato
le possibili interazioni tra HRT e tamoxifene. Tale associazione è
parsa promettente in quanto in grado di aumentare la tollerabilità
del trattamento e probabilmente di pari efficacia sulla prevenzione del
tumore della mammella.
L’uso del tamoxifene
come agente chemiopreventivo ai dosaggi proposti è però
problematico per il rischio di carcinoma endometriale. Tale rischio è
correlato alla dose e alla durata del trattamento. Queste difficoltà
hanno stimolato lo studio degli effetti di dosi ridotte di tamoxifene
su biomarker che ne riflettono l’azione biologica. Il mantenimento dell’efficacia
del tamoxifene anche a basse dosi suggerisce la possibilità di
disegnare studi di chemioprevenzione più sicuri.
Queste
osservazioni costituiscono la base razionale sulla quale è stato
concepito un importante studio multicentrico nazionale proposto dal Prof.
Umberto Veronesi e dai suoi collaboratori dell’Istituto Europeo di Oncologia
" A phase III trial of low dose tamoxifen in HRT users".
Lo scopo dello
studio è verificare se l’assunzione di tamoxifene a basse dosi
riduce il rischio di carcinoma alla mammella in donne sottoposte ad HRT.
L’obiettivo principale è la valutazione dell’incidenza del carcinoma
invasivo dopo cinque anni di chemioprevenzione. Obiettivi secondari sono
la valutazione dell’incidenza delle lesioni preneoplastiche, del cancro
dell’endometrio, delle fratture ossee, degli eventi cardiovascolari, degli
episodi tromboembolici, di altri tumori ed infine la valutazione della
mortalità totale. Lo studio tiene conto anche della qualità
di vita, di parametri tossicologici, di markers biologici e della densità
mammografica.
I
centri per la menopausa interessati ad essere coinvolti nello studio possono
lasciare presso la segreteria AOGOI il loro nominativo e saranno contattati
al più presto.
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