RALOXIFENE
Meccanismo di azione: azione selettiva sui recettori per gli estrogeni, di tipo agonista a livello dell'osso e del fegato e di tipo antagonista a livello della mammella e dell'endometrio. Farmacocinetica : Il 60% del farmaco viene assorbita, ma a causa del notevole metabolismo legato al first pass epatico, vi è una scarsa biodisponibilità assoluta del farmaco(2%). L'emivita è circa 28 ore con un ampio range individuale. I metaboliti del raloxifene vengono escreti in gran parte con le feci. Evidenze dell'efficacia:
Per dimostrare l'efficacia del farmaco non sono tenuti in considerazione
gli studi sulle modificazioni del BMD, perché, come già verificatosi per
la fluoride, all'aumento del BMD non corrisponde necessariamente una riduzione
degli indici di frattura. Attualmente l'indicazione del trattamento dell'osteoporosi
postmenopausale si basa sullo studio MORE condotto per tre anni su 7705
donne, in menopausa da più di due anni, sia come prevenzione primaria
del rischio di frattura in donne osteoporotiche che come prevenzione secondaria
in pazienti che avevano già una frattura vertebrale. End point dello studio
è una riduzione di almeno il 20% dell'altezza della vertebra. Effetti avversi: Gli eventi tromboembolici accadano più frequentemente con il raloxifene che con il placebo (1%vs 0.3%). Altri effetti indesiderati sono: sindrome influenzale 2.1%, vampe 3.7%, crampi arti inferiori 3.2%, edemi periferici 1.5%. Dosaggio: 60 mg al giorno Conclusioni: Raloxifene riduce l'incidenza di frattura vertebrale sia in prevenzione primaria che secondaria, non ha effetti su altre sedi di frattura. La riduzione del dolore vertebrale e del rischio di carcinoma mammario sono ancora troppo piccole per rappresentare un indicazione al trattamento e dall'altra parte esiste un incremento di eventi tromboembolici da dover tener presente. |