Consensus
PREMENOPAUSA, MENOPAUSA E SINDROMI CORRELATE (a cura di V. Bruni e G. Perrone con la collaborazione di S. Baldi, A. Becorpi, N. Colacurci, G. Dolfin, S. Giannoni, D. Gullo, M. Luerti, L. Marino, G.B. Melis, A. Renzi, S. Ricci, G. Talia, P. Vadalà) La premenopausa è
un momento di osservazione della donna molto importante in quanto alcuni
aspetti anamnestici possono condizionare lespressione clinica della premenopausa
e dallaltra guidare nellapproccio preventivo e terapeutico per cui unaccurata
anamnesi familiare e personale ci potrebbero far identificare dei soggetti
a rischio. Espressioni cliniche della premenopausa sono le alterazioni
del ciclo che, escluse altre patologie organiche e non, possono essere
trattate con progesterone o progestinici se vi è ancora unadeguata
produzione di estrogeni altrimenti può essere utile una terapia
estroprogestinica con contraccettivi orali o terapia ormonale sostitutiva. EPIDEMIOLOGIA (a cura di F. Parazzini, G.B. Serra con la collaborazione di E. Bocchin, A. Cordopatri, L. Del Pup, M. Mincigrucci, M. Pandolfo, F. Repetti, S. Ricci, C. Sideli) Il basso utilizzo della terapia ormonale sostitutiva in pre-postmenopausa rispecchia una scarsa compliance alla terapia che riconosce spesso come causa la paura del rischio oncologico, il timore dellaumento di peso, il vivere la menopausa come evento"naturale" da non medicalizzare, labitudine ad una medicina curativa e non preventiva, informazioni inadeguate e discordanti e la comparsa di effetti collaterali. Quindi ai fini del miglioramento della compliance il medico deve tenere in massima considerazione le esigenze della donna, deve fornirle informazioni chiare, complete ed obiettive e la HRT va personalizzata e modulata nel tempo in base a varie problematiche emergenti in modo che la percezione di benessere acquistata con la HRT ne garantisca un impiego più duraturo nel tempo. RISCHIO CARDIOVASCOLARE E COAGULATIVO (a cura di M. Penotti, A. Bacchi Modena con la collaborazione di A. Becorpi, F. Bruschi, S. Bucciantini, A. Cagnacci, E. Cicinelli, M.T. Cicioni, S. Ottanelli, L. Sironi) Gli studi epidemiologici
fino ad oggi disponibili riportano che la HRT riduce dal 30-50% la morbilità
e la mortalità femminile per patologia cardiovascolare tuttavia
non esistono ancora dati risolutivi derivanti da studi prospettici-controllati
randomizzati. La riduzione di tale rischio sembra essere limitata alle
current users e più evidentemente nei soggetti a rischio e appare
ridursi rapidamente con la cessazione della terapia. A tuttoggi risulta
controverso e non confermato lutilizzo della terapia ormonale sostitutiva
nella prevenzione secondaria della malattia cardiovascolare. Non esiste
consenso sulleffetto della HRT sugli eventi cerebrovascolari. RISCHIO ONCOLOGICO
(a cura di P. Campagnoli, U. Omodei con la collaborazione di C.
Angeloni, A. Becorpi, N. Biglia, G. Corrado, G. Dolfin, C. Donati Sarti,
A. Gadducci, S. Ottanelli, P. Sismondi) Luso della terapia
ormonale sostitutiva non determina un aumento del rischio oncologico globale
della donna. SISTEMA OSTEOARTICOLARE E MUSCOLOSCHELETRICO (a cura di M. Gambacciani, F. Pansini con la collaborazione di A. Bonaccorsi, B. Cappagli, N. Garofano, D. Mango, G. Moscatella, S. Ottanelli, M. Valente) La densitometria a raggi X (DEXA) è attualmente la metodica standard per rilevare la misurazione della densità ossea, non sono proponibili per ora programmi di screening densitometrico per cui è la valutazione anmnestica dei fattori di rischio e la clinica della singola paziente che può indicare la necessità di una rilevazione densitometrica. Per lestrema variabilità individuale e delle metodiche i markers metabolici non sono proponibili per la diagnosi di osteoporosi. Il ruolo del ginecologo è rivolto soprattutto alla prevenzione della perdita della massa ossea indotta dalla carenza estrogenica che si verifica in postmenopausa ma, leffetto della terapia con estrogeni è dose dipendente e la dose minima efficace dipende dalla potenza del composto utilizzato. Nel mantenimento della massa è opportuna una adeguata attività fisica e integrazione alimentare o assunzione di calcio che può anche agire in sinergismo con la HRT. Esistono farmaci alternativi capaci di ridurre il decremento di massa ossea e di ridurre lincidenza delle fratture (Raloxifene, alendronati, risedronato, vitamina D nella donna anziana). SISTEMA GENITO URINARIO E ORGANI DI SENSO (a cura di P. Affinito, S. Guaschino con la collaborazione di N. Bito, S. Caruso, P. Di liberto, R. Graziani, E. Grimaldi, L. Kesser, A. Lupo, F. Mangino, R. Mugitto, C. Nappi, R. Nigro, A. Tinelli, S. Votano) Lipoestrogenismo postmenopausale influenza gli organi di senso rendendosi responsabile di molti disturbi legati in gran parte a modificazioni regressive di tipo atrofico che si verificano in questo periodo a carico di questi apparati. Queste , possono comportare delle limitazioni nella vita della donna con un peggioramento della qualità della vita con una riduzione importante della propria autostima e capacità di confrontarsi con gli altri. SESSUOLOGIA (a cura di A. Graziottin con la collaborazione di G. Palumbo) In menopausa le disfunzioni sessuali femminili spesso riconoscono un eziologia multifattoriale che porta a disturbi del desiderio sessuale, delleccitamento, dellorgasmo e dei disturbi caratterizzati dal dolore sessuale. Gli estrogeni possono avere un ruolo nel miglioramento di alcune componenti della risposta sessuale. Gli androgeni possono migliorare soprattutto quelle situazioni che sono individuate come sindrome femminile da carenza di androgeni. Comunque bisogna tener presente che gli ormoni sessuali da soli sono necessari ma non sempre efficaci a vivere una sessualità soddisfacente e occorrono ampi studi prospettici per verificare limpatto della HRT nei confronti delle disfunzioni sessuali femminili. DISTURBI NEUROLOGICI (a cura di F. Petraglia con la collaborazione di G. Facchinetti, A.D. Gennazzani, A.M. Paoletti) A tuttoggi esistono
pochi studi su larga scala, randomizzati controllati per affermare il
ruolo degli estrogeni nella prevenzione e trattamento del M. di Alzheimer,
impiego degli estrogeni che nasce da evidenze sperimentali di una loro
interferenza nei meccanismi patogenetici della malattia.In letteratura
comunque esistono dati contrastanti su leffetto clinico della HRT. Vi
è quindi la necessità di approfondire con studi multicentrici
il ruolo degli estrogeni, ma anche linterferenza del progesterone e dei
progestinici sul sistema nervoso centrale. SENESCENZA (a cura. a cura di V. Bruni e G. Perrone con la collaborazione di S. Baldi, A. Becorpi, N. Colacurci, G. Dolfin, S. Giannoni, D. Gullo, M. Luerti, L. Marino, G.B. Melis, A. Renzi, S. Ricci, G. Talia, P. Vadalà) Aumentando letà media della vita e quindi prolungandosi il periodo di menopausa diventa sempre più attuale la problematica di iniziare o proseguire una HRT in età geriatrica, che pone sicuramente anche tematiche di ricollocamento della età di inizio della senescenza. Nel prescrivere una terapia in questo periodo della vita bisogna tener conto che la risposta alla HRT può essere modificata dallo stesso processo di invecchiamento che può determinare anche una rivalutazione degli schemi terapeutici da impiegare. Lobiettivo della HRT risulta soprattutto terapeutico nei confronti di sequele tardive da deprivazione estrogenica. |